Marco Olmo, l'operaio diventato Campione del Mondo di corsa estrema a 60 anni.

Marco Olmo è uno degli atleti italiani che può vantare il maggior numero di vittorie in competizioni estreme.

Ex boscaiolo e camionista, poi dipendente di una cementeria, a 48 anni la prima gara lunga. Da lì una serie di successi da record, come la vittoria - a 59 anni - dell'Ultra Trail del Monte Bianco: 160 chilometri e quasi 10mila metri di dislivello da coprire in 20 ore senza sosta. Una delle corse più estreme al mondo.

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“Mi sono dato alla corsa a 27 anni per una sfida personale – racconta Marco Olmo – Ci ho preso gusto e, ormai 48enne, ho preso parte alla prima gara lunga. Tutti dicevano che ero vecchio, che non potevo farcela e io ho messo tutto me stesso per dimostrare che si sbagliavano. Certo se avessi iniziato prima, però, la mia carriera sarebbe stata più prestigiosa”.

L'incontro con Green Magma è avvenuto nel 2005, dopo la sua prima partecipazione all'Ultra Trail del Monte Bianco: l'ha assaggiato e ha avvertito una sensazione di benessere. Da allora non l'ha più lasciato. Marco Olmo è un vegetariano convinto, aperto all'utilizzo di soli integratori naturali, più vicini all'idea del cibo che al mondo degli integratori da laboratorio. Marco beve Green Magma tutti i giorni, prima dei pasti. Oltre all'energia, lo aiuta a digerire. "L'atleta è una macchina più preparata ma ci vuole il carburante giusto come per tutti. Non prendo Green magma perchè mi fa andare più forte - precisa Marco - ma perchè mi fa bene"."

Quando già assumeva regolarmente Green Magma da un anno, nel 2006 Marco Olmo è diventato campione del mondo. L’impresa per cui passerà alla storia è infatti la doppia vittoria a 59 anni, nel 2006 e nel 2007, dell’Ultra Trail del Monte Bianco: 160 chilometri e quasi 10mila metri di dislivello attorno alla vetta più alta delle Alpi. Venti ore senza pausa per trionfare in uno degli eventi sportivi più estremi che ci siano. Marco da sempre sente il fascino delle corse nel deserto, come quella da 250 chilometri nel Sahara marocchino. La corsa dura una settimana e gli atleti devono essere autosufficienti: nello zaino il sacco a pelo per le notti in tenda e decine di barrette energetiche. “la Marathon des Sables è una delle corse più affascinanti al mondo, vanta un’ottima organizzazione. A livello paesaggistico, però, preferisco il deserto dell’Akakus in Libia e il Wadi Rum giordano”. Marco è salito su montagne e attraversato deserti a ogni latitudine: sul Monte Sinai per la Maratona dei Dieci Comandamenti e in Martinica, oppure attraverso la Valle della Morte californiana.

“In corsa si mangia e si beve, talvolta si cammina, ma chi si ferma è perduto. Una volta nel 2003 alla Desert Cup in Mali ho percorso 179 Km nel deserto a 38 gradi in 22 ore e mezza filate senza riposo. – spiega- La gara a cui sono più affezionato è il Cro Magnon: parte quasi da casa mia e arriva al mare, attraverso il percorso di pastori e contrabbandieri si passa dai faggeti fino alla macchia mediterranea”. Olmo ha voluto celebrare con sei vittorie tra il 2001 e il 2006 la sua passione per quel centinaio di chilometri che separa Limone Piemonte dalla Costa Azzurra. “La corsa non mi ha costretto a grandi rinunce – dice Marco – Quelle le ha fatte mia moglie, che ha dovuto programmare le vacanze in base alle competizioni. Ma, come le dico sempre, se avessi il vizio dell’alcool o del gioco sarebbe peggio. Le soddisfazioni sono state e sono enormi. Ho fan che mi scrivono dalla Spagna e dal Giappone, altri che mi affiancano in gara e mi scortano per un tratto”

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A 69 anni ogni giorno si allaccia le scarpette e va.“Non ho idea dei chilometri percorsi: non ho tabelle specifiche e calcolo il tempo come i trattori, non tengo conto delle distanze come fanno le auto” scherza. La pigrizia non vince mai contro Marco Olmo. “Momenti di scarsa vena capitano quotidianamente. Ma poi mi dico: cos’altro hai da fare? Una volta riscaldato la fatica non fa più paura. In gara scattano motivazioni diverse, ci vuole la testa per non bruciarsi subito e tenere le cartucce migliori per il finale”. Nonostante l’età l’uomo che i francesi chiamano “profilo d’aquila” o “l’incrocio tra un camoscio e un dromedario” non risente di acciacchi, al più si intensificano le sedute dal fisioterapista e dall’osteopata. Dietologi, invece, mai. “Sono vegetariano da 29 anni. All’inizio lo feci per motivi fisici, perché un naturopata mi aveva sconsigliato la carne. Poi è diventata una scelta di vita”.

I consigli di Marco Olmo, sull'alimentazione e l'attività sportiva, sono:

  • trovare alimentazione e ritmi giusti per sé
  • non avere fretta
  • fare esperimenti sulla propria pelle, siamo tutti diversi
  • bere Green Magma

“Io ho iniziato a fare sport perché faceva bene, ora dietro agli atleti ci sono dottori e fisioterapisti, fa ancora bene?”

In bocca al lupo a tutti i corridori!